Se pensiamo alla parola “buccia” probabilmente pensiamo a una cosa da scartare oppure pensiamo alla buccia di banana e di conseguenza al pericolo di una caduta fisica o metaforica “scivolare su una buccia di banana”.

In genere la buccia è l’involucro esterno di un frutto o di un ortaggio che sovente eliminiamo per mangiarne il contenuto all’interno. La buccia è composta da una trama o texture che ci fornisce alcune informazioni:

  • Di quale tipo di cibo si tratta
  • Lo stato di maturazione
  • Integro o danneggiato
  • Sporco o pulito
  • Asciutto o bagnato
  • Immaginiamo la qualità del contenuto

 

Da queste informazioni il nostro inconscio ci indica quale è secondo noi il cibo buono e quello cattivo, quello da comprare e quello da lasciare sullo scaffale del negozio.

La buccia, il contenuto e l'immaginazione

La buccia, il contenuto e l’immaginazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono casi in cui la buccia non basta ma si oltre come nel caso delle uova. Nel suo libro “Neuromarketing”, Martin Lindstrom (tra i maggiori esperti di marketing al mondo), racconta: “ Un po’ di anni fa sono andato in Arabia Saudita: l’incarico era fare branding di uova. […] Un’auto mi ha portato ne deserto, sotto la temperatura di oltre 50 gradi[…]mi sono ritrovato in una delle più grandi egg farms del mondo. Il mio ospite mi aveva portato fin nel deserto perché lo consigliassi su come creare uova che risultassero il più possibile attraenti per la vista. […]Per molto tempo le preferite erano le uova bianche, che i consumatori associavano con la pulizia, una buona igiene e standard elevato. […]All’improvviso il bianco era out e il marrone era in. […] Ma ai produttori rimaneva il problema di cosa fare per l’interno delle uova. […]se si aggiunge del colorante all’alimentazione delle galline, il colore migra nelle cellule del tuorlo delle uova, perciò si può migliorare il colore dei tuorli aggiungendo del colorante al mangime. Il mio compito era aiutare quell’azienda a creare il giallo perfetto. Per motivi etici[…]identificai una miscela di vitamine che poteva essere aggiunta agli alimenti…”

 

La buccia, il contenuto e l'immaginazione

La buccia, il contenuto e l’immaginazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Insomma compriamo la buccia che vediamo (e poi la buttiamo) per acquistare in realtà un contenuto che non vediamo ma immaginiamo.

Jay Conrad Levinson e Paul R.J. Hanley nel famoso libro “Guerrilla Marketing” ci fanno notare a questo proposito che

“la mente inconscia è quella parte del cervello che vi fa fare quello che fate, a volte senza neppure comunicarvelo. […]Il cervello si avvale di immagini per aiutare la mente conscia a capire[…] Nessuno condividerà la stessa rappresentazione del disegnatore pubblicitario. Il suo elefante blu non è come il vostro…”

Quindi la scelta di un prodotto visto attraverso il suo packaging naturale o artificiale è condizionata in maniera decisiva dalla nostra immaginazione e il compito del pubblicitario è quello di cucirne un bel vestito, insomma, come dire che l’abito fa il monaco.